Le sostenibili relazioni degli orti urbani

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Possono, spazi comunali coltivati singolarmente o in gruppo, ma anche balconi e salotti, trasformarsi in strumenti per promuovere il rispetto dell’ambiente e delle persone, un approccio sostenibile al cibo, e migliorare la qualità di un ecosistema urbano?

, se a rispondere a questa domanda è un’idea meno consumistica, individualista e votata al “troppo”, e più orientata a consumi e produzioni responsabili, di noi che questi spazi abitiamo e viviamo, ricordandoci che in fondo “Le cose di ogni giorno raccontano segreti a chi le sa guardare ed ascoltare … e … che per fare la terra … ci vuole – un seme o meglio – un fiore”. Iniziando a sentire la “terra” come il nostro pianeta nel suo insieme e soffermandoci sul “seme”.
E questa apparente innovazione, ma è meglio forse chiamarla assunzione di responsabilità e sguardo verso il futuro, è già in atto da tempo, non solo in Italia, grazie agli orti urbani. L’agricoltura urbana è uno dei possibili strumenti a disposizione per affrontare le fragilità e le sfide economiche, sociali e ambientali degli ecosistemi urbani. Isole di verde che rappresentano un piccolo, ma significativo, passo verso uno sviluppo più sostenibile delle città, e che attestano il sempre crescente impegno di istituzioni e popolazione.

Un dato forse poco conosciuto, ma che ben testimonia l’importanza e la diffusione che gli orti urbani stanno man mano acquisendo, è la presenza di almeno un’area dedicata agli stessi in ben 80 capoluoghi di provincia o città metropolitane (Verde Urbano (Tavola 14.1); ISTAT – Anni 2019-2020), il dato più alto tra gli indicatori presi in esame dall’indagine sulle aree destinate alla forestazione urbana. Tale interesse e “presa di coscienza” sono alimentati a livello pubblico e certificati da un altro dato: sempre secondo l’ISTAT, prima della pandemia gli orti urbani messi a disposizione dagli enti locali hanno registrato una crescita di oltre il 18%.

Se le amministrazioni locali dimostrano attenzione verso questa forma di salvaguardia e riequilibrio degli ecosistemi urbani, anche i singoli cittadini paiono avere le idee chiare. Secondo il recente Rapporto Coldiretti/Censis “Gli italiani e il cibo nelle crisi e oltre” (novembre 2022), “il 41% degli italiani dichiara poi di coltivare frutta, verdura, erbe aromatiche in casa sul balcone, negli orti urbani o in piccoli orti di proprietà”.

Modi e buone pratiche che stanno sempre più sviluppandosi, dando vita a comunità solidali dove anche se non tutti hanno a disposizione un piccolo terreno da destinare a orto, possono trovare spazi pubblici per realizzare orti urbani, che spesso si coniugano, grazie alla collaborazione con associazioni e cooperative, a iniziative di tipo sociale. Con tutti i benefici che ne conseguono per l’ecosistema, per gli individui e la collettività, gli orti urbani rappresentano una risorsa importante sia per il cittadino, sia per il raggiungimento degli obiettivi di contrasto allo spreco e di integrazione della biodiversità degli ecosistemi urbani.

Se da un lato il cittadino autoproduce i vegetali che consuma, passa del tempo all’aperto e può riutilizzare come fertilizzante i propri rifiuti organici per limitare lo spreco alimentare, dall’altro si intraprende collettivamente un percorso in direzione dell’indipendenza dell’ecosistema urbano, in grado di aumentare la capacità di produzione e smaltimento di ciò che consuma, migliorando qualità dell’aria e incrementando il verde urbano.

Orti Urbani a Torino

A Torino sono 2.000.000 i metri quadri destinati a orti e aree agricole, distribuiti in 7 Circoscrizioni (1, 2, 4, 5, 6, 7 e 8) per un totale di 23 spazi, facenti parte dell’Associazione di secondo livello OrMe. Dal 2017 OrMe, la Rete Metropolitana degli Orti Urbani Torino, riunisce i vari orti e cascine, le cooperative e le associazioni impegnate nella promozione dell’agricoltura urbana, per valorizzarne i progetti, che spaziano dall’ortoterapia, all’apicoltura, all’educazione, all’inclusione sociale.

Gli orti urbani sono infatti una grande occasione anche dal punto di vista urbanistico: non solo permettono di aumentare la superficie verde della città, ma riqualificano gli spazi urbani, garantiscono benefici sulla vita e sulla salute dei cittadini e sono luoghi di aggregazione e lotta all’emarginazione.
Nel capoluogo sabaudo avvicinarsi a questo mondo è anche più semplice di quello che si possa pensare come nel caso, tra gli altri, degli Orti generali, o di Fiësca Verd (leggi anche l’intervista), che offrono la possibilità di coltivare, insieme o individualmente, orti collettivi.
Un Orto Urbano o un orto domestico possono infatti trasformare un’area abbandonata e dimenticata, o uno spazio sottoutilizzato, in un luogo di vita, dove a essere coltivate non sono solo frutta e verdura, ma anche le relazioni e il benessere.

Per saperne di più: scopri la Rete Metropolitana degli Orti Urbani Torino.

Redazione

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