Pronti, partenza… plogging!

plogging

Come prendersi cura della propria salute e allo stesso tempo di quella del Pianeta? Raccogliendo i rifiuti in cui si incappa lungo il proprio percorso di allenamento: questo è il plogging, il nuovo sport green, sempre più popolare in tutto il mondo.

La buona pratica che contribuisce a tenere pulito l’ambiente in cui si vive si è cristallizzata sotto il nome di plogging nel 2016 grazie al runner svedese Erik Ahlström. Il termine plogging è infatti una crasi dell’espressione svedese “Plocka och jogga ovvero raccogliere e fare jogging”. 

Chi corre, cammina o si allena nella natura continuamente incappa in rifiuti abbandonati: cartacce, mozziconi, bottigliette, che in maggiore o minor misura rovinano l’esperienza, oltre a rappresentare un pericolo per l’ambiente. Certo, il primo passo è non abbandonare la propria spazzatura, ma che altro si può fare? 

Praticando il plogging ci si attiva in prima persona per raccogliere tutti quei rifiuti che già inquinano il pianeta, e lo si fa mentre ci si allena, ottimizzando così i tempi. Ecco perché ci sono almeno cinque buoni motivi per iniziare a ploggare: 

  • Si fa attività fisica, migliorando il proprio stato di salute. 
  • Si proteggono i mari dall’invasione delle plastiche. 
  • Si salvaguardano le specie animali che rischiano di ingerire rifiuti non commestibili, o di rimanervi intrappolati. 
  • Si riducono i costi della raccolta dei rifiuti, con un impatto positivo sulla società.
  • Si aumenta la sicurezza: più un luogo è percepito come bello e pulito, più cresce la sicurezza. 

Prima della diffusione di questo sport, salito alla ribalta negli ultimi anni, in Italia già esistevano esperienze simili, ispirate dall’ideale ecologista: una su tutte, l’iniziativa Keep Clean and Run, di Roberto Cavallo. Una maratona attraverso l’Italia – per la prima edizione, nel 2015, da Aosta a Ventimiglia, quest’anno dall’Isola d’Elba a Stintino – con il medesimo obiettivo di raccogliere i rifiuti incontrati lungo il percorso, e con un focus particolare sul marine litter (ovvero i rifiuti abbandonati in mare e sulle spiagge). 

Per ploggare non è necessario essere grandi sportivi, basta un abbigliamento comodo, qualche sacco per la spazzatura e la buona volontà! Si può praticare quest’attività nel modo che si predilige: correndo, passeggiando, su uno skateboard, in bici, in canoa … Ma anche andando al lavoro a piedi, a fare la spesa o accompagnando i figli a scuola: ogni momento è il momento giusto per ploggare! 

La comunità di plogger cresce a vista d’occhio, e ad oggi coinvolge più di 100 paesi in tutto il mondo, con ambasciatori in diverse città che contribuiscono ad organizzare eventi ed iniziative legate al plogging. L’associazione Plogga aiuta chi lo desidera ad organizzare manifestazioni e gruppi di plogging. 

In Piemonte, ad Alba, la società cooperativa E.R.I.C.A. (Educazione Ricerca Informazione Comunicazione Ambientale) organizza sessioni di plogging di gruppo per diverse esigenze: dagli eventi di team building aziendale in chiave ecologica, alle Plogging Challenges per enti, associazioni, amministrazioni e gruppi che vogliano promuovere la sostenibilità con un’iniziativa originale, fino alle Plogging Charities, organizzate per la raccolta di fondi a scopo benefico. Potete ottenere più informazioni consultando il sito di E.R.I.C.A.. 

La popolarità del plogging è cresciuta esponenzialmente negli ultimi anni, portando all’istituzione, nel 2021, del Plogging Day (20 giugno) dietro iniziativa dell’Associazione Plastic Free, e, nello stesso anno, dei Campionati Mondiali di Plogging. 

Redazione 

Per saperne di più: visita il sito di Plogga

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