COVID: Il “miracolo” Israele

Da domenica 7 marzo Israele ha riaperto quasi tutto, comprese le scuole di ogni ordine e grado (la giornata festiva per Israele è il sabato). Tutti ora parlano di Israele come di un esempio per l’uscita dalla pandemia da Covid 19, ma come è stato possibile?

Israele è il Paese più vaccinato al mondo in percentuale sugli abitanti, con oltre 5 milioni di persone vaccinate su una popolazione di poco più di 9 milioni. Nel dettaglio, al 25 marzo il Ministero della Salute ha annunciato che il 50% degli israeliani ha ricevuto entrambe le dosi dei vaccini e il 55,94% ha ricevuto solo la prima dose del vaccino: a quella data dunque 5.201.739 israeliani hanno ricevuto la prima dose ; fra questi, 4.649.654 sono stati completamente vaccinati. Numeri ovviamente in aumento giorno dopo giorno. Delle persone di età pari o superiore a 50 anni, quasi il 90% è stato vaccinato o ha avuto COVID-19 e sono considerati immunizzati. Chiunque abbia almeno 16 anni è in grado di ricevere il vaccino da diverse settimane.

Così i ricoveri per Coronavirus sono in costante calo. Il Ministero della Salute ha affermato che il tasso di infezione da COVID-19 noto come numero RT- il numero medio di persone che ogni portatore di coronavirus infetta – ha continuato a diminuire e attualmente (25 marzo) si attesta a 0,55. Solo l’1,1% di tutti i test condotti al giorno risulta positivo (l’Italia è a oggi intorno al 6%).

Così Israele allenta maggiormente i divieti, in linea con il suo schema di “pass verde” per le persone vaccinate o che hanno già contratto l’infezione e sono guarite. Il piano COVID di Israele per la Pasqua ebraica, il Ramadan e la Pasqua permetterebbe a migliaia di persone di celebrare le festività insieme.

Secondo le linee guida, ai pasti della Pasqua ebraica, del Ramadan e delle vacanze pasquali potranno partecipare fino a 20 persone all’interno delle case e a 50 all’aperto. Ma le riunioni possono essere più grandi, sia all’interno che all’esterno, se tutti hanno il cosiddetto “pass verde”.

Un evento con alta probabilità di esposizione all’infezione, ovvero un evento in cui il cibo viene servito senza posti a sedere, può essere frequentato da 300 persone all’interno e 500 in uno spazio aperto.

Un evento con una bassa probabilità di esposizione a infezioni, ovvero dove non viene servito cibo o non sono disponibili posti a sedere, può essere partecipato da un massimo di 5.000 persone, a seconda delle dimensioni del luogo e se si trova in uno spazio aperto.

Hanno riaperto le scuole di tutti i gradi di istruzione, hotel, sale per eventi e centri congressi. Si sono potute tenere anche le manifestazioni elettorali (Israele ha votato il 23 marzo per eleggere il nuovo Parlamento) sempre con un massimo di 300 persone al chiuso e 500 all’aperto, per i pazienti COVID-19 vaccinati o guariti. Ripartono anche i viaggi turistici: Cipro ha riconosciuto il “pass verde” di Israele e il 1 aprile aprirà il Paese ai turisti israeliani. Secondo l’annuncio rilasciato dal governo cipriota, gli israeliani vaccinati possono visitare Cipro senza fare un test del coronavirus o entrare in quarantena. Gli israeliani non vaccinati dovranno presentare un test negativo, esclusi i bambini sotto i 12 anni di età. Mercoledì scorso la Grecia ha revocato ogni limite ai turisti israeliani, ma richiede il test COVID.

L’efficacia dei vaccini è stata ripetutamente dimostrata nelle ricerche condotte da organizzazioni sanitarie israeliane e pubblicate sulle principali riviste mediche. A Pfizer è assegnata una efficacia del 91%.

Nonostante la presenza di diversi ceppi di virus abbia sollevato qualche preoccupazione, gli esperti sanitari israeliani affermano che la campagna di vaccinazione del Paese richiede un cambio di prospettiva: il significato dell’aumento dell’infezione, soprattutto tra i bambini e i giovani, è molto diverso da un uguale aumento tra gli adulti e la popolazione a rischio: “il numero R ha un significato diverso quando si applica a una popolazione con un rischio ridotto di infezione o che si ammala gravemente per il virus”, sottolinea il quotidiano Haaretz. E il giornale aggiunge :“Israele è a questo punto un pioniere globale in termini di vaccinazione e dei suoi effetti. I nostri alti tassi di inoculazione ci stanno rendendo un banco di prova per quanto e in che misura i paesi possono fare affidamento sulle vaccinazioni come strumento per riavviare l’economia, l’istruzione e la cultura”.

Insomma, l’esempio di Israele, citato da molti commentatori e politici in tanti talk show, mette ancor più in evidenza le nostre inefficienze, a partire dal pasticcio dei vaccini, dalle lentezze burocratiche europee, da contratti inadeguati per l’acquisto dalle multinazionali.

P.G.

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