Terzo settore: IRES, si torna indietro

La norma del maxiemendamento alla manovra di bilancio che ha previsto il raddoppio dell’Ires per le associazioni non profit e del volontariato (portando l’aliquota dal 12 al 24 per cento) dovrebbe essere cambiata, ma non subito.

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Terzo settore legge di bilancio ires
Photo by Tim Marshall on Unsplash
Scritto da / 14 Gennaio 2019

Non possiamo modificarla ora, ma lo faremo al primo provvedimento utile“, ha dichiarato a fine dicembre, dopo molte proteste, il vicepremier Di Maio. Ma quando questo avverrà non è ancora stato stabilito.
Praticamente con la legge di bilancio le organizzazioni non profit  vengono equiparate ad aziende  normali. L’universo del Terzo Settore è ovviamente sul piede di guerra. Si tratta di una costellazione di piccole realtà e enti grandi, come Croce Rossa o strutture come il Cottolengo, per le quali fino ad ora erano garantite le agevolazioni Ires, così come per gli “enti non commerciali, istituti di assistenza, sociale, fondazioni, enti ospedalieri e istituti d’istruzione senza scopo di lucro”.

Penalizzare gli enti senza scopo di lucro, che hanno bilanci in pareggio e che non producono né distribuiscono utili, non va contro gli azionisti che non ci sono ma contro gli assistiti “ ha commentato Franco Massi, presidente di Uneba nazionale che rappresenta oltre 900 enti in tutta Italia attivi nel settore sociosanitario, assistenziale ed educativo.

E’ evidente che il governo ha cercato di raschiare il fondo del barile anche per approvare la legge di bilancio italiana senza sforare il rapporto deficit-Pil richiesto dall’Europa. Il governo Conte ha scelto di dare la precedenza a misure come reddito di cittadinanza e quota 100 e anche il taglio delle agevolazioni al mondo non profit serve per trovare le coperture necessarie per mantenere quelle promesse. Ma non sono solo le associazioni non profit a essere colpite, spesso piccole realtà che vivono grazie al 5 per mille,  e offrono  quei servizi che in molti casi lo Stato non riesce a dare: lo sono anche  le fondazioni culturali e gli Ircss, cioè gli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, come l’Istituto per il cancro di Candiolo.

In tutto si calcola che l’aumento interessi  68.449 associazioni e 6.220 fondazioni, stando all’ultimo censimento Istat del Terzo settore.

“Per il Terzo settore il prezzo complessivo da pagare – in base a una prima stima – solo per il primo anno sarà di 118 milioni di euro” ha detto la Portavoce del Forum nazionale del Terzo settore Claudia Fiaschi.
C’è poi la questione degli immobili, cioè dei lasciti, come per esempio appartamenti e case. Immobili che, attraverso i proventi della locazione, concorrono a finanziare le attività sociali degli enti. Con la tassazione ci sarà un aggravio fiscale, mentre in molti Paesi del mondo le donazioni sono detassate.
Oltre a quelle del mondo del non profit anche le opposizioni hanno criticato duramente l’aumento dell’Ires, in prima fila PD e Forza Italia.
Ora si aspetta il dietrofront promesso anche dal premier Giuseppe Conte che ha assicurato che il governo in merito alla norma sull’Ires formulata nella legge di Bilancio, “provvederà quanto prima a intervenire per riformulare e calibrare meglio la relativa disciplina fiscale“.  E l’altro vice premier Matteo Salvini ha aggiunto un po’ meno chiaramente che c’è “l’impegno del governo ad intervenire per aiutare le tante associazioni di volontariato che utilizzanosolo a scopi sociali i loro fondi, ci sarà invece massimo rigore con i ‘furbetti’ che fanno altro“. E il ministro per l’Economia Tria ha detto che “Bisogna distinguere bene chi va sostenuto e chi no’, ricordando che la misura introdotta, che riduce le agevolazioni per gli enti non commerciali, riguarda la tassazione di utili”.

Ribattono le associazioni non-profit, quelle che – contando anche sulla generosità di cinque milioni e mezzo di volontari – forniscono alcuni servizi indispensabili al cittadino, e sono senza scopo di lucro: “Come tutte le associazioni, che si basano principalmente su donazioni, ci possono essere utili che, tuttavia, non vengono intascati dai fondatori delle rispettive associazioni, ma vengono utilizzati  per gli scopi propri  della stessa associazione.Ad esempio se un’associazione si occupa di assistenza per disabili, se avesse  bisogno di un mezzo per il loro trasporto, prenderebbe i soldi per comprarlo da quegli utili. Ora, essendo questi tassati esattamente del doppio, avrà meno denaro a disposizione per farlo.

L’Ires sugli utili delle non-profit era agevolata sin dal 1953.

P. G.

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