Inclusione, empowerment, diritti: le parole chiave del Disability Pride

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Il 23 e 24 settembre sarà Roma a ospitare gli eventi organizzati dal Disability Pride Network, compresa la sfilata di persone con disabilità, caregivers e alleati attraverso la città per far sentire le proprie voci e portare l’attenzione sulle proprie rivendicazioni di “inclusione, empowerment ed esercizio dei diritti”. <Si tratta del secondo corteo del Disability Pride per il 2022, dopo la grande partecipazione a Milano il 3 luglio, in apertura del Disability Pride Month.

L’evento di Roma prevede una due-giorni di attività che si apre il 23 settembre presso il parco Schuster, dove sarà allestito il Disability Village, che diverrà palcoscenico di sport inclusivi, incontri di dibattito, e spettacoli di danza, musica e comicità. Si terrà invece sabato 24 settembre la lunga marcia dall’Altare della Partia a Piazza del Popolo per manifestare “l’orgoglio di esserci e di essere sempre più presenti e attivi nella società”.

“Perché avere una disabilità”, come scrive Benedetta De Luca, Gender and Inclusion Editor per The Wom, “è una condizione – né positiva né negativa – che diventa però negativa quando la società non è pronta ad accoglierla con barriere architettoniche e mentali, quando non vengono rispettati i diritti di tutti, quando si guarda e pensa alla disabilità con sola compassione e tristezza”.

Il Disability Pride

Dal 2015, venticinquesimo anniversario della prima legge americana a garanzia della protezione dalla discriminazione delle persone con disabilità, luglio è il “Disability Pride Month”: un mese dedicato alla sensibilizzazione sul tema della disabilità e dell’inclusione, e all’orgoglio di avere una disabilità.

In quello stesso anno il Disability Pride è arrivato anche in Italia, grazie all’impegno di Carmelo Comisi: cominciando dalla sua Sicilia, l’evento che rivendica la reale inclusione delle persone con disabilità negli anni ha risalito lo stivale, arrivando a Napoli nel 2017 e a Roma nel 2018. Nel 2019 nasce il Disability Pride Network, che raduna stabilmente tutte le realtà partner coinvolte nell’organizzazione dei vari eventi; sì, perché Disability Pride non è solo una parata annuale, ma un impegno costante nella promozione delle più diverse iniziative, tutte ispirate dal comune obiettivo di rimuovere tutti gli ostacoli, materiali o immateriali, fisici o culturali, che quotidianamente precludono alle persone con disabilità il pieno godimento dei propri diritti.

La Carta Comune 

Non è sufficiente dotarsi di un sistema normativo, per quanto avanzato, che vieti e sanzioni la discriminazione verso le persone con disabilità, denuncia il Network: finché si guarderà a questi individui con ottica meramente assistenziale, non come portatori di individualità e potenziale, ma soltanto come “soggetti fragili”, le persone con disabilità continueranno ad “esistere senza partecipare”.

“Accogliere condizioni, situazioni ed esigenze differenti significa scardinare le coordinate che ancora oggi conducono all’esclusione delle persone considerate non conformi ai criteri di presunta normalità e facilmente esposte a situazioni di possibile multi-discriminazione in ragione delle loro condizioni biologiche, sociali e culturali […].

Ecco perché bisogna promuovere a livello globale un rinnovamento culturale che si sviluppi lungo tre direttrici: inclusione, empowerment, esercizio dei diritti. Ecco perché è necessario comprendere che la disabilità non è altro che una mera condizione umana.” 

È con questi principi in mente che nasce la Carta Comune, siglata da tutte le realtà parte del Diversity Pride Network: un impegno in direzione della promozione dell’autodeterminazione delle persone con disabilità, del sostegno delle pari opportunità, dell’accessibilità, del superamento degli stereotipi e della reale fruibilità del patrimonio materiale e immateriale dell’umanità.

Disability Pride Network non è l’unica realtà a fare dell’impegno per la reale inclusione di tutti, ispirato dal Goal dell’Agenda 2030 “Leave No One Behind”, la propria bandiera. Nel 2021 oltre 150 organizzazioni di Piemonte e Valle D’Aosta hanno firmato l’Agenda della Disabilità. Articolata intorno a sei obiettivi fondamentali (abitare sociale, sostenere le famiglie, vivere il territorio, lavorare per crescere, imparare dentro e fuori la scuola, curare e curarsi), l’Agenda si pone come strumento della comunità, una guida lungo il percorso verso l’inclusione delle persone con disabilità.

Spiega Anna Zinola, docente presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore:

Includere equivale a eliminare qualunque forma di discriminazione, ma sempre nel rispetto della diversità. In tal senso ha un significato ben diverso rispetto a un altro termine con il quale talora viene confuso: integrazione […]. Prendiamo, come esempio, le persone con ridotta capacità motoria. Operare in una logica di integrazione significa porre, in un ufficio, una rampa in un accesso secondario per consentire loro di entrare. In questo modo si garantisce a tutti la possibilità di accesso. Tuttavia le persone con disabilità motoria devono entrare da un ingresso secondario. Operare in una logica di inclusione significa modificare l’ingresso principale per rendere l’accesso possibile in egual misura a tutti”.

Redazione

Per saperne di più: visita la pagina Facebook di Disability Pride Network e il loro sito web.

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