Gaming: streamer e streaming di videogiochi

Anche i meno interessati ai videogiochi avranno probabilmente sentito la parola streamer in anni recenti, per riferirsi a persone che, su piattaforme dedicate, come Twitch o YouTube Games, pubblicano video o registrazioni in diretta delle loro sessioni di gioco. Il successo dei canali di streaming a tema videoludico è relativamente recente ed è in costante crescita.

Milioni di persone spendono svariate ore della loro settimana per seguire le gesta virtuali dei/delle loro streamer preferiti/e. Volendo fare una similitudine è lo stesso meccanismo per cui si seguono i giochi olimpici o le persone famose. Infatti, così come non stupisce che eventi come le olimpiadi raccolgano l’attenzione e l’interesse di un’ampia fetta di persone nel mondo, non dovrebbe stupire che un simile interesse venga raccolto, per esempio, dai tornei di esport. Questi tornei infatti danno modo di poter guardare i migliori giocatori di determinati titoli sfidarsi per il titolo di campione/campionessa. E proprio come negli sport tradizionali, arrivare a poter competere nei tornei più prestigiosi richiede molta pratica, dedizione e sacrifici. Visto l’interesse di una grande fetta degli appassionati, molti dei giocatori più abili in titoli competitivi, decidono di aprire canali di streaming. Qui, i loro sostenitori possono seguire in diretta i loro allenamenti, spesso corredati da analisi delle prestazioni delle partite e discussioni riguardo le tattiche più efficaci, senza rinunciare ad interloquire con altri fan o direttamente con il/la titolare del canale.

Ovviamente però non tutti gli streamer sono campioni, o aspiranti tali, di titoli videoludici. In questi casi, cosa spinge allora le persone, talvolta anche in numeri ingenti, a seguirli? È presto detto: l’aspetto sociale. Nella stragrande maggioranza de casi gli/le streamer adottano uno stile colloquiale ed informale per rivolgersi alla propria community. Questo fa sì che spesso si crei un’atmosfera rilassata, simile a quella che si potrebbe avere tra amici. Ovviamente questo non dà sempre garanzia di atteggiamenti positivi da parte dell’intero gruppo di follower: non è raro sentire dire che certe community sono “tossiche”. Questo perché, come troppo spesso accade sul web in generale, molte persone non danno il meglio di sé, sfoderando un tristemente trito repertorio di frasi sessiste, razziste o discriminatorie in genere. Questo problema, che pure attanaglia sezioni non irrilevanti di Internet, dovrebbe portare a riflettere e a scegliere con cura i gruppi da seguire, magari premiando chi si prodiga per costruire uno spazio positivo. Molti/e streamer, infatti, si adoperano affinché le proprie community rimangano il più aperte ed inclusive possibile, spesso istituendo un codice di condotta da rispettare nella chat e la cui trasgressione può portare anche al ban permanente degli utenti che non lo seguono. Inoltre, specie i canali con un alto numero di follower, ricorrono all’aiuto di moderatori: persone deputate a monitorare i commenti in chat ed abilitate al kick o ban di utenti molesti. L’importanza di buone pratiche come quelle sopra descritte diventa ancora più evidente quando si prende atto del fatto che una community ben gestita e positiva può diventare un punto di riferimento per molti. Uno spazio in cui stringere nuove relazioni, oltre che godere dell’intrattenimento offerto e magari anche trovare il modo di parlare di spinose questioni personali che in altri contesti non si è abbastanza a proprio agio per affrontare.

E gli streamer? Finora si è scritto più degli utenti che dei protagonisti di questo fenomeno. Davvero la loro giornata e il loro lavoro si risolve tutto nel giocare? La risposta è no. Il giocare rappresenta sicuramente una grande fetta del lavoro di uno streamer ma non è l’unico. I canali medi e grandi richiedono molte ore di lavoro parallelo: autopromozione sui social, la progettazione di contenuti che tengano vivo l’interesse della propria community e l’organizzazione di momenti in cui chiacchierare con i follower più affezionati. A questo si aggiunga che questa attività fa parte delle tante da freelancer e quindi le tutele del lavoro non sono garantite: poche vacanze, niente mutua dunque, fatto che porta al centro la costruzione di un rapporto schietto e chiaro con la propria community. Cosa certamente non sempre facile ma sicuramente auspicabile per tutte le parti in causa: lo/la streamer che avrà così modo di lavorare con maggiore serenità e la community che vedrà più facilmente un prodotto di più elevata qualità.

L.C.

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