Mixed ability: palla ovale senza barriere

Mixed Ability:  con il Chivasso Rugby Onlus  la palla ovale è sinonimo di pari opportunità. Un incontro speciale nel carcere di Torino.

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Mixed ability
Immagine tratta dal sito www.chivassorugby.it
Scritto da / 12 gennaio 2018

Non ci sono distinzioni tra atleti normo o diversamente abili, agli allenamenti e ai diversi progetti che il VII CRON Chivasso Rugby porta avanti, non esistono discriminazioni di età o relative ad una disabilità. Tutti possono partecipare e portare il proprio contributo. Di idee e di esperienze, dai 4 ai 60 anni senza esclusioni.

Va bene fin qui nulla di particolarmente nuovo, squadre di “over”  o progetti sportivi che vedono nel rugby un elemento fondante di educazione, rieducazione e rispetto, in carcere e nelle scuole, ad esempio, non mancano nel panorama nazionale, ma qui c’è di più. Lo sport diventa occasione di confronto, dialogo e integrazione. Referente italiano per le attività di IMAS – International Mixed Ability Sport – il Chivasso Rugby Onlus è promotore di progetti sportivi inclusivi per tutti. Nel VII CRON Chivasso Rugby i giocatori sono anche, e non solo (fattore che potrebbe apparire limitante, ma in realtà e decisamente volano di integrazione) atleti con disabilità. Un modello capace di promuovere e stimolare, attraverso lo sport, una reale inclusione sociale sostenibile.
In una squadra di Mixed Ability tutti sono membri dello stesso club con pari dignità e opportunità. Non conta vincere, i risultati non sono di primaria importanza, ma vale “esprimere al massimo la propria individualità fisica e mentale – in questo caso – nel gioco del rugby”.

Abbiamo conosciuto il Mixed Ability e la rete del Chivasso Rugby Onlus, che comprende il Settimo Rugby Torino, in occasione di una partita dietro le sbarre. Una giornata di dicembre fredda,  una giornata di sport, una partita di rugby, ma non come tutte le altre finora sostenuta da entrambe le squadre che si sono confrontate sul rettangolo verde. Il palcoscenico: il campo di gioco interno alla Casa Circondariale di Torino “Lorusso e Cutugno” di Torino, dove gioca La Drola, squadra composta esclusivamente da detenuti del carcere di Torino. A rincorrere la palla ovale e a “scappare” verso una meta da una parte proprio La Drola e dell’altra gli atleti del  VII CRON Chivasso Rugby. I ragazzi di Mister Mattia Basile in una metà campo, Giammy, Capitan Polpo, tra gli altri, in quella opposta. Una grande festa del rugby senza barriere, capace di regalare sensazioni ed emozioni uniche a tutti i giocatori.

Nella cronaca della partita tirata agonisticamente, per una volta non sono importanti, le analisi tecniche, il risultato o il racconto delle azioni di gioco, ma le parole dei protagonisti. “Inizia la partita dell’anno. I ragazzi della Mixed Ability, fanno “girare” la palla come professionisti, nei punti d’incontro (rack) proteggono la palla e i compagni con tutte le loro forze. Non importa se perdono o conquistano l’ovale, a colpire è il loro coraggio, la loro forza interiore. Il tempo scorre veloce, quattro tempi da 20 minuti l’uno. L’ultimo con le squadre mischiate. Un tempo bellissimo, una sensazione unica, perché siamo tutti uguali”.  (E. A. estremo de La Drola,  fuori per infortunio, ma presente all’evento e al terzo tempo).

Ecco, un concetto come noi “fuori” e loro “dentro, di esclusione, rifiuto, oblio, per l’altro, non c’è, d’incanto le differenze si annullano e un pallone ovale regala prospettive diverse e sguardi profondi sulla realtà. “Io ho i miei genitori che mi accudiscono in tutto, dal mangiare ai vestiti. Inoltre sono libero di fare quello che voglio. Quella giornata mi è servita molto: ad esempio quando ho i miei scatti di rabbia e i miei istinti di fare qualcosa di veramente brutto, penserò a quella giornata e a quei ragazzi che stanno pagando per i loro errori  con la privazione della libertà”. (GianMarco Lippolis (Giammy) – VII CRON Chivasso Rugby).

Una testimonianza la partita  tra La Drola e il VII CRON Chivasso di come lo sport, il rugby con il terzo tempo possa far nascere amicizie e legami anche in condizioni apparentemente distanti e difficili. “All’inizio, quando siamo arrivati, ci sono state delle procedure di riconoscimento con i nostri documenti per farci entrare, poi scortati da due guardie siamo entrati e ci hanno fatto mettere in un sacco tutti i cellulari e le cinture. Da lì siamo entrati in silenzio abbiamo percorso un lungo cortile con muri alti, cancelli alti e aria fredda sembrava di essere dentro una cella frigo. Finita la partita abbiamo fatto il “terzo tempo” ci siamo seduti a tavola tutti assieme. Finchè è arrivato il momento dei saluti, salutati tutti poi aimè siamo usciti”. (Walter, Capitan Polpo  – VII CRON Chivasso Rugby).

G. B.

Per saperne di più: chivassorugby.it; www.mixedabilitysports.org

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