Lovers, non solo gay

L’anno scorso aveva segnato una brutta caduta, e ora vuole rialzarsi.

TERRITORIO /
Lovers: Film Festival Torino
Immagine tratta dal sito ufficiale http://www.loversff.com
Scritto da / 16 aprile 2018

Il festival di Cinema Gay, ovvero Lovers, in programma al cinema Massimo di Torino dal 20 al 24 aprile, giunto alla 33esima edizione, ha bisogno di recuperare gli spettatori che aveva perso nella scorsa edizione e i consensi che erano venuti meno.  Un tonfo forse dovuto anche all’inesperienza in fatto di festival del direttore Irene Dionisio, l’anno scorso alla prima prova, e a una certa dose di autoreferenzialità accanto a una cifra cinefila un po’ troppo dura e pura che certo non è l’ideale per avvicinare un nuovo pubblico e la città alla manifestazione. Una città che se ignorata dal festival di cinema gay, certamente ricambia affettuosamente senza sforzo.
La Dionisio, che aveva rilevato la direzione con una ricca eredità dal fondatore Giovanni Minerba, ora presidente del festival, ha preparato un programma con 81 film tra lunghi e cortometraggi in arrivo da 24 nazioni dei diversi continenti; nel vasto programma, anche alcune anteprime mondiali accanto a quelle europee: l’amore, dice il direttore, è il filo che lega le storie che si snodano nel palinsesto.
A Minerba è stata anche affidata una nuova sezione: 5 film del passato che hanno raccontato il mondo gay con particolare impegno e intensità. Una novità che segna un nuovo rapporto positivo tra il direttore e il presidente, il quale, finalmente interpellato, pare non abbia fatto mancare i suoi suggerimenti nella compilazione del programma.
E così il direttore Dionisio ha invitato alcuni ospiti capaci di richiamare un pubblico di appassionati di cinema che dovrebbe superare quello steccato, spesso visibile, che circonda l’ambiente gay.
Come è accaduto in altri anni, abbondano i cantanti: Francesco Gabbani, vincitore di Sanremo, e Nina Zilli, che sempre a Sanremo ha dedicato la sua canzone alle donne vittime di violenza. C’è l’attore-regista Pif con Pino Strabioli, noto in Tv, e in chiusura arriva come madrina Valeria Golino. In una serata di anteprima, qualche giorno fa, era sbarcato a Torino l’attore-regista inglese Rupert Everett, che ha presentato il suo film L’ultimo ritratto di Oscar Wilde, ora nelle sale: al cinema Massimo, cime era prevedibile, è stato un pienone.
Ospiti per gusti diversi, non giganti del cinema e della cultura, ma comunque capaci di suscitare interessi a vari livelli. Già, perché il festival che ora si vuol chiamare Lovers è della città, di tutta la città, e non della cosiddetta “comunità gay”, quella comunità che l’anno scorso aveva tanto criticato la manifestazione perché non si era sentita sufficientemente “coinvolta”.
Purtroppo il rischio è che a non sentirsi coinvolta sia la città nelle altre declinazioni al di là dell’universo gay. Tra i possibili segnali di questo rischio, il risicato finanziamento complessivo che, con una ulteriore limatura rispetto all’anno scorso, non raggiunge i 400 mila euro. E c’è poi la perdurante assenza di uno sponsor di peso che dia ossigeno e solidità al festival. Per quanto la città  voglia autodefinirsi più “aperta” di tante altre, più vivace, più colta, più civile, non si riesce però a trovare un marchio, un’azienda, un gruppo di giovani imprenditori che voglia legare il proprio prodotto al festival di cinema gay.
Certo, con le disponibilità finanziarie ci vogliono anche menti aperte e un poco anticonformiste. E trovarne, menti di tal fatta, non è impresa semplice. Ma anche la manifestazione a questo riguardo fa la sua parte, restando un po’ chiusa nel proprio recinto, identificata come “il festival degli omosessuali”, nonostante negli ultimi anni la platea di spettatori si sia allargata. Eppure si parla della più antica manifestazione del genere in Europa, e tra le più apprezzate dagli addetti ai lavori.
Ma, in ogni caso, all’origine c’è soprattutto un problema di risorse: impossibile fare un festival di grande richiamo con quei pochi euro a disposizione.
E proprio la carenza di finanziamenti ha indotto a un taglio della durata di cinema gay: 5 giorni anziché 6, come negli ultimi anni, senza tuttavia dimenticare che in anni lontani il festival durava 9 giorni.
Tra le novità, di particolare interesse è la giornata dedicata al mercato del cinema gay con produttori, distributori e altri addetti e professionisti del settore: in Italia è la prima iniziativa del genere.

Nino Battaglia

Per saperne di più: www.loversff.com

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