Cosa Facebook sa di noi

È dal 2010 che Facebook consente ai propri iscritti di scaricare un file di archivio di tutte le interazioni effettuate con il network.

TECNOLOGIA /
Facebook Cambridge Analytica
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Scritto da / 26 marzo 2018

Mentre è appena scoppiato lo scandalo sull’uso illecito da parte della società Cambridge Analytica (e le eventuali responsabilità di Facebook stessa) dei dati personali degli utenti Facebook per finalità di comunicazione politica da parte di soggetti terzi, gli esperti di Comunicazione e Marketing di tutto il mondo si guardano negli occhi e si chiedono “e allora? Dov’è la novità?”.

È dal 2010 che Facebook consente ai propri iscritti di scaricare un file di archivio di tutte le interazioni effettuate con il network. È un processo facilissimo, anche se pochi ne conoscono l’esistenza e pochissimi lo utilizzano.
Possiamo scaricare un file zip, all’interno del quale possiamo trovare una pagina index.html che funge da portale per i nostri dati personali. Visivamente, sembra una versione ridotta di Facebook senza pubblicità (che è in realtà abbastanza rilassante).
Mentre sempre più spesso si è impegnati a cercare di ridurre la propria esposizione e la quantità di informazioni personali che si rendono pubbliche, dare un’occhiata alle informazioni che Facebook possiede su ciascuno di noi (e che può utilizzare in modi diversi) potremmo essere in grado di comprendere meglio le capacità della bestia. Alla fine, tutto si riduce a ciò che viene tracciato e ciò che può essere dedotto da quello che viene tracciato, anche mettendo in relazione tra loro con appositi software “intelligenti” dati relativi a profili vicini (geograficamente, per interessi, per amicizia o conoscenze).

Abbiamo rinunciato alla privacy … semplicemente non ce ne rendiamo pienamente conto..
Tutto ciò che ci riguarda è lì: il nostro profilo, stati, messaggi, amici, pokes (antenato di Tinder), foto, video, commenti, eventi. Tutto in un file zip di alcune centinaia di MB. C’è molto materiale e potremmo setacciarlo per ore. La maggior parte dei contenuti non è sorprendente, ma ci sono alcuni fatti degni di nota che vale la pena esplorare.

Periodo di archiviazione dei dati senza limiti
Molto semplicemente, Facebook non cancella mai nulla. Amici e non-più-amici, relazioni passate, ex datori di lavoro, nomi precedenti, rubrica, foto, commenti: da quando abbiamo creato il nostro account e tutte le nostre interazioni sono state registrate, meticolosamente raccolte, archiviate e analizzate. E resteranno negli archivi di Facebook per sempre, che ci piaccia o no.

Metadati fotografici completi ed esaustivi
Ogni volta che pubblichiamo una foto su Facebook, il sistema conserva una registrazione di tutti i dati ad essa associati. Sembra abbastanza ovvio ma pochi sanno quanto sia dettagliata: Fotocamera, Modello, Orientamento, Esposizione, F-Stop, Velocità ISO, Lunghezza focale, Latitudine, Longitudine e indirizzo IP di upload.

Informazioni abbondanti su log-in e sessioni di interazione
Ogni volta che apriamo Facebook, l’ora, la posizione geografica, l’indirizzo IP, il browser e il dispositivo utilizzato per la connessione vengono registrati. Se facciamo parte di quella marea di utenti (1.4 miliardi) che usano Facebook quotidianamente, abbiamo messo a disposizione una quantità di informazioni sufficiente per determinare con precisione i nostri modelli di vita quotidiana: indirizzo di casa e lavoro, spostamenti quotidiani, quando ci svegliamo e quando ci corichiamo, durata dei nostri spostamenti e destinazione, eccetera.

Riconoscimento facciale impeccabile
Facebook ha centinaia di esempi del nostro aspetto. Come fa? Bene, ogni volta che tagghiamo una foto, stiamo aggiungendo un enorme patrimonio di informazioni e dati. Ogni giorno, miliardi di persone dicono ad un algoritmo come appare un volto umano, da diverse angolazioni, in epoche diverse e in diverse condizioni di luce.
Il risultato? Facebook avrebbe affermato che i suoi modelli di riconoscimento dell’immagine potevano riconoscere i volti umani con un’accuratezza del 98% e che poteva identificare una persona in meno di cinque secondi tra 800 milioni di foto.

Un elenco contatti dettagliato
Quando si installa l’app di Facebook sul telefono, gli si da il diritto di vedere il proprio elenco di contatti. Una volta fatto, Facebook mantiene TUTTE le informazioni dei contatti per sempre. Non c’è nessuna mossa subdola qui: il processo di opt-in sul proprio telefono è in realtà abbastanza chiaro a riguardo. Ma vedere i numeri di telefono, le e-mail e gli indirizzi di tutti quelli che conosciamo (o che abbiamo conosciuto) conservati su Facebook è un po’ inquietante.

Vieni a conoscere il tuo inserzionista … perché lui certamente conosce te.
Le principali fonti di entrate di Facebook sono gli annunci pubblicati dal loro potente motore di targeting che utilizza segmenti di pubblico personalizzati creati per gli inserzionisti.
La Playstation sembra essere molto interessata al proprietario dell’account Facebook a cui si riferiscono questi dati.
Facebook è stato volutamente misterioso riguardo al tipo di informazioni che condivide con terze parti. Nonostante le numerose richieste degli utenti di tutto il mondo, la risposta di Facebook è sistematica: “Gli inserzionisti non forniscono a Facebook i dettagli di contatto con gli utenti. Riceviamo solo tali dettagli in formato hash e sono, in ogni caso, cancellati entro 48 ore. Pertanto, non siamo in grado di confermare quali informazioni di contatto un inserzionista ricava per un determinato utente”.
Tuttavia, guardando la piattaforma Facebook Business, vediamo che vengono forniti alcuni dettagli su quali informazioni vengono utilizzate nel targeting di segmenti di pubblico personalizzati: email, numero di telefono, nome, cognome, città, stato, paese, data di nascita, età e sesso. Facebook ha quindi molti dati su di noi e li condivide con molti inserzionisti: ma perché dovrebbe interessarci?

“Bring the world closer…” … agli annunci pubblicitari
Molti pensano che non ci sia un vero inconveniente nel cedere un sacco di dati personali a una terza parte. Dopotutto, si ottiene un servizio gratuito che è piacevole da usare e davvero utile. Alla fine, il potenziale di danno dipende in realtà da 2 fattori: le intenzioni e i mezzi di azione dell’organizzazione che raccoglie i dati.

Potenziale di danno = soldi * KPI (Indicatori Chiave di Performance) finanziari – pressione normativa.

Ecco dove Facebook inizia davvero a far paura: è estremamente potente e il suo unico obiettivo è massimizzare il tempo trascorso e le interazioni fatte con la sua piattaforma (basta guardare i suoi KPI finanziari). Non lasciatevi ingannare dal motto “Bring the world closer” (avvicinati di più al mondo): se Facebook esiste, è solo per fare soldi vendendo pubblicità. E per farlo, devono mirare – nel modo più preciso possibile – alla più alta quantità possibile di potenziali acquirenti.
Il punto è: ci interessa veramente?

Come ottenere i propri dati?
Facebook ha iniziato nel 2010 ed è stato seguito da Google con la pagina takeout nel 2011 e da Twitter con il Twitter Archive nel 2012: i grandi social network hanno iniziato a consentire ai propri utenti di scaricare un file di backup di tutto ciò che hanno postato. Per scaricare il backup di Facebook, basta seguire i 3 passaggi descritti qui. Facebook invierà un’e-mail quando il backup sarà pronto (di solito ci vogliono meno di 10 minuti).
Per un approccio più olistico, possiamo controllare https://personaldata.io/ . È un servizio Web che aiuta le persone a ottenere informazioni sulla diffusione dei propri dati personali.

Per approfondimenti ulteriori
Parte dei fatti presentati in questo articolo provengono dai seguenti rapporti e siti web. Se desiderate saperne di più o esprimere la vostra opinione, considerateli un buon punto di partenza.

  • Facebook machine learning – Stacey Higginbotham della rivista Fortune ha scritto cose davvero interessanti su questo argomento.
  • Algorithm & user profiling – Julia Angwin, Terry Parris Jr. e Surya Mattu hanno pubblicato una serie di 4 episodi su automatismi errati degli algoritmi predittivi
  • Facial recognition legal issuesL’articolo di denuncia del Daily Beast su come Facebook lotta contro le regolamentazioni sul riconoscimento facciale è decisamente interessante.
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